In sintesi
- 🎬 Prima di noi
- 📺 Rai 1, ore 21:25
- 📖 Saga familiare che attraversa sessant’anni di storia italiana, raccontando le vicende della famiglia Sartori tra colpa, tradimento, forza femminile e memoria collettiva, ambientata tra Friuli e Torino negli anni ’30 e ’40.
Prima di noi, Rai 1, Daniele Luchetti, Linda Caridi, Andrea Arcangeli: già questi nomi bastano per capire che la prima serata di oggi, domenica 11 gennaio 2026, ha un peso culturale notevole. Stasera su Rai 1 arrivano gli episodi 3 e 4 di Prima di noi, la grande saga familiare tratta dal romanzo di Giorgio Fontana, una delle produzioni più ambiziose della fiction italiana degli ultimi anni. E se nelle prime due puntate abbiamo attraversato l’Italia contadina del primo dopoguerra, questa sera il racconto entra in una fase decisiva, durissima, emotivamente esplosiva.
Prima di noi e la saga che racconta davvero l’Italia del Novecento
Nelle mani di Daniele Luchetti e Valia Santella il romanzo di Fontana diventa un racconto corale che attraversa sessant’anni di storia italiana, ma sempre filtrati dalla vita dei Sartori, una famiglia come tante, e quindi in qualche modo una famiglia che rappresenta tutti. È la chiave che rende Prima di noi così magnetica: non la Storia con la S maiuscola, ma la storia dei gesti, dei fallimenti, delle paure che passano di generazione in generazione. E negli episodi 3 e 4 questa idea prende forma in modo quasi brutale.
Siamo nel 1930 e nel 1938: anni in cui l’Italia entra sempre più nella stretta del fascismo, anni in cui le scelte individuali hanno conseguenze irreversibili. Il cuore emotivo è il personaggio di Maurizio Sartori, interpretato con intensità fisica e tormento da Andrea Arcangeli. Un uomo a cui nessuno ha mai insegnato come convivere con la colpa, che prova a proteggere la sua famiglia e finisce per tradire il suo migliore amico, Leone. Un gesto che diventa il motore narrativo degli episodi in onda oggi.
Gli episodi 3 e 4 di Prima di noi su Rai 1: il tradimento, la colpa, il gelo
Nell’episodio 3 vediamo i tre figli di Maurizio e Nadia crescere in un Friuli rurale che guarda da lontano il mondo borghese e urbano. Gabriele studia accanto a un compagno ricco, Domenico si chiude nella sua sensibilità fuori tempo, Renzo stringe nuove amicizie. È un episodio che sembra quasi tranquillo, finché i fascisti Becchiarutti non entrano nella vita dei Sartori come un’incudine. Conoscono il passato di Maurizio, la diserzione dopo Caporetto, e lo ricattano. Qui la serie attinge a un immaginario potentissimo: l’uomo che deve scegliere se tradire i compagni di lotta o mettere a rischio i figli.
L’episodio 4 trasforma questa ferita in un buco nero. Passano otto anni, emerge la Torino che si prepara alla guerra, si muore per la fatica e per il gelo, e Maurizio diventa un fantasma che tenta di ricucire ciò che ha distrutto. La sua morte, in una notte gelida mentre soccorre una sconosciuta, è uno dei momenti più alti della fiction italiana recente: simbolica, cinematografica, spietata. Una scena quasi da western morale, dove l’uomo cade senza testimoni e senza assoluzione, ma con un ultimo gesto di bene che dice tutto del personaggio.
È qui che la serie rivela la sua ambizione: raccontare la storia italiana non attraverso le battaglie o i proclami, ma attraverso uomini che sbagliano e donne che resistono. Perché se Maurizio è la colpa, Nadia, interpretata da una delicatissima e magnetica Linda Caridi, è la forza che tiene insieme il mondo. Gli episodi di stasera la mostrano provata, segnata, ma ancora saldissima al centro della famiglia: un ritratto quasi antropologico delle madri del Novecento.
Perché questi episodi sono così importanti
- Il tradimento di Maurizio è la ferita fondante della saga, da cui discenderanno tutti i drammi delle generazioni successive.
- Gabriele adulto, interpretato da Maurizio Lastrico, inizia il suo percorso culturale e politico, che diventerà centrale per la serie.
- L’episodio 4 introduce i presagi della Seconda guerra mondiale, con una medium che sembra uscita dal folclore friulano ma anticipa eventi reali.
Il Cjalcjut, figura oscura della tradizione friulana che schiaccia il petto ai colpevoli, pur non comparendo direttamente in queste puntate, aleggia sul personaggio di Maurizio come una metafora ancestrale della sua colpa. È uno degli elementi più originali dell’adattamento, capace di dare al racconto un tono quasi da saga gotica rurale.
La messa in scena è ipnotica: dal Friuli degli anni ’30 a una Torino ricostruita con cura maniacale, ogni dettaglio sembra un documento storico vivo. Le interpretazioni sono di livello altissimo, con Arcangeli e Caridi in stato di grazia, ed è uno degli aspetti che rendono questa serie particolarmente potente.
Per gli appassionati di grandi saghe familiari, queste due puntate rappresentano un passaggio chiave, quasi un “inizio dell’inizio”. Per chi ama il cinema d’autore, ci sono scelte visive e narrative che ricordano il miglior Luchetti. E per i maniaci del romanzo di Fontana, è il momento in cui la serie dimostra di voler rispettare lo spirito del libro, senza paura di affrontare i suoi snodi più dolorosi.
Stasera Rai 1 propone un pezzo importante della nuova fiction italiana. E per chi ama le storie che restano addosso, gli episodi 3 e 4 di Prima di noi sono davvero imperdibili.
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